Il nuovo polo a Rho-Pero

Dopo 70 anni di gloriosa attività, Fiera Milano si rende conto che lo storico quartiere in zona Sempione non è più in grado di sostenere la sempre più forte competitività delle fiere straniere, soprattutto tedesche, che negli ultimi anni si sono dotate di strutture moderne e tecnologicamente avanzate. L’obsolescenza di gran parte dei padiglioni - costruiti in più fasi - e l’impossibilità di espandersi oltre nel tessuto urbano circostante, rischia di compromettere una leadership mondiale conquistata nel tempo. Né i nuovi padiglioni del Portello, inaugurati alla fine degli anni ’90, sono sufficienti da soli a colmare tale gap.

A questo si aggiunge il fatto che il quartiere, diventato proprio grazie alla Fiera uno dei più pregiati e ricercati di Milano, mal sopporta l’impatto della struttura, con i suoi 5 milioni di visitatori  e gli oltre 20 mila autotreni che ne entrano ed escono ogni anno.

Il primo progetto che viene ideato per il nuovo polo da costruirsi nell’area ex-Agip fra Rho e Pero è molto spartano, praticamente essenziale; 10/12 capannoni collocati lungo un corridoio centrale che li collega fra loro e con gli edifici - pochi - destinati ai servizi e al personale. Ma sarà proprio questa “bozza” di progetto a costituire la base di partenza per la gara che Fondazione Fiera Milano e Sviluppo Sistema Fiera lanceranno in tutto il mondo per la realizzazione del nuovo quartiere. I cinque raggruppamenti in gara lo elaboreranno grazie all’impiego di alcuni tra i maggiori architetti internazionali, e alla fine la vittoria della gara verrà assegnata all’idea di Massimiliano Fuksas, che prevale sugli altri concorrenti grazie soprattutto alla copertura dell’asse centrale, la cosiddetta “vela”.

Il segno architettonico del suo progetto è concentrato proprio su questa spina dorsale, mentre il resto del quartiere l’architetto romano lo elabora come una vera e propria fabbrica; accogliente, dal design gradevole, con delle accortezze stilistiche, ma pur sempre una fabbrica.

Contrariamente a quanto accadeva a Milano, la nuova struttura deve essere aperta anche a quanti non la vogliono frequentare per mere ragioni professionali. Ecco allora l’idea di realizzare due corridoi sovrapposti lungo la vela: al primo piano quello aperto a tutti coloro i quali, durante i giorni di mostra, vogliono entrare nel complesso e magari usufruire dei punti di ristoro o degli show room operativi lungo l’asse. Quello sottostante riservato a chi in fiera viene per esporre o per visitare gli stand. Quanto ai flussi veicolari - che a Milano erano sempre stati mescolati a quelli pedonali -  qui sono totalmente distinti.