12aprile2021

Terminata la Guerra e passata la micidiale epidemia di Spagnola, il clima sociale era a dir poco effervescente. Bisognava rimettere in moto l’economia e guardare con fiducia ai mercati sia esteri sia interni per ridare slancio al commercio. Concetti propri del Comitato per la progettazione di una Fiera Campionaria Milanese sul modello di quelle di Lione e Lipsia, già attivo nel 1916.

Terminata la Guerra e passata la micidiale epidemia di Spagnola, il clima sociale era a dir poco effervescente. Bisognava rimettere in moto l’economia e guardare con fiducia ai mercati sia esteri sia interni per ridare slancio al commercio. Concetti propri del Comitato per la progettazione di una Fiera Campionaria Milanese sul modello di quelle di Lione e Lipsia, già attivo nel 1916.

Quanti richiami ritornano dopo oltre un secolo...

Ma è dal 12 aprile del 1920, giorno di inaugurazione della prima Campionaria lungo i Bastioni di Porta Venezia, che Milano e la Fiera rappresentano un connubio indissolubile.
Da quel giorno è iniziato un lungo viaggio, iniziato da uomini che vedevano “lo spettacolo del lavoro”, una grande esposizione di saperi e conoscenze che forma la trama della società della produzione e del consumo; dove le esperienze dei singoli diventano esperienze della collettività, e i numeri della produzione industriale dialogano con le eccellenze dell’artigianalità.

Ecco perché attorno al modello urbano, industriale e terziario milanese la Fiera si è sviluppata e amplificata quale elemento in continuo progresso al servizio di tutto il sistema industriale del Paese, dello “stile italiano”, che porta con sé innovazione tecnologica e creatività, architettura e progettazione industriale, infrastrutture e servizi sempre più avanzati, nuove dimensioni culturali, di relazione sociale e di scambio.

La Fiera rappresenta, però, molto più che uno strumento di politica industriale: è una piattaforma infrastrutturale di promozione dell’intera produzione italiana, oltre che una formidabile macchina di ricchezza per il territorio e l’intero Paese.  Le Fiere, come certificato da uno studio che abbiamo realizzato insieme a The European House – Ambrosetti, sono in primo luogo uno strumento fondamentale per l’internazionalizzazione dell’industria italiana: le oltre 50 manifestazioni realizzate da Fiera Milano nel 2019 hanno generato 17,5 miliardi di Euro di export per le aziende espositrici. Le sole aziende espositrici italiane generano ricavi per 46,5 miliardi di Euro. La ricaduta sul territorio è di circa 8,3 miliardi di Euro l’anno e il contributo totale al PIL generato dalle “vendite fieristiche” è pari a 53,7 miliardi di Euro.

Come poche altre istituzioni economiche Fiera testimonia un legame imprescindibile fra la città di Milano e la sua vocazione imprenditoriale e commerciale. In essa si sono riconosciute e si riconoscono generazioni di milanesi che nella Fiera hanno visto e vedono con entusiasmo il simbolo più dinamico della propria città, dominata dalla capacità di saper fare, di saper vendere, di saper accogliere e di saper comunicare.

Nell’omelia del 1958 agli operatori economici della Fiera, l’allora Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, poi divenuto Papa Paolo VI, così definisce la Fiera di Milano: “Un’agorà in cui si allunga la polis, intorno al mercato si sviluppa la città; la vita commerciale dà incremento alla vita civile e alla vita politica”.

La Fiera rappresenta dunque un luogo di scambi commerciali ma anche di arricchimento per le relazioni interpersonali, un modello virtuoso in cui il fattore umano conserva immutata la propria importanza. La rappresentazione concreta di una cultura integrale dello scambio. Ma la Fiera rappresenta anche la culla di quella cultura che oggi chiameremmo nazionalpopolare, grazie agli studi Fiera della RAI di Milano che hanno ospitato alcune tra le più seguite trasmissioni. Pensiamo a Rischiatutto e Portobello, giusto per fare due esempi tra tanti.

Anche oggi, di fronte a questa “guerra pandemica globale”, servono le fiere.
Nel mondo sempre più “digitale”, le fiere stanno tutte progredendo, con le nuove tecnologie migliorano e si ampliano i servizi per espositori e visitatori, per la comunità in generale. Ma la “voglia di Fiere” in presenza non è passata. Anzi, sembra che la mancanza di manifestazioni registrata in questi mesi abbia addirittura accresciuto la voglia di tornare a riempire i padiglioni. Padiglioni che dal febbraio 2020 sono chiusi al pubblico. Alcuni nostri spazi sono oggi occupati da strutture che, purtroppo, nulla hanno a che vedere con la manifestazione fieristica. Al Portello, nei padiglioni 1 e 2, opera l’ospedale gestito dal Policlinico di Milano, realizzato grazie alla generosità di migliaia di cittadini, che fino ad ora ha accolto circa 450 pazienti. Sempre negli stessi spazi è attivo da settimane un centro vaccinale presso il quale ad oggi sono state vaccinate oltre 75mila persone.

Il 2020 è stato l’anno in cui avremmo voluto (e dovuto) celebrare insieme alla “nostra” città il Centenario della Fiera di Milano: ma la realtà ha preso una strada differente e la tragedia che ha colpito tutto il mondo ci ha dato l’occasione per restituire a Milano, alla Lombardia, al Paese, una piccola parte di quel molto che abbiamo ricevuto in questi centouno anni di storia. Un anno fa - così come oggi - eravamo impegnati nel metterci a disposizione della Comunità e del personale medico-sanitario lombardo con la realizzazione del padiglione di emergenza al Portello. E oggi, insieme ad importanti partner privati, siamo impegnati nella realizzazione di un nuovo, importante centro vaccinale all’interno del Palazzo delle Scintille, l’ex padiglione 3, in Piazza VI Febbraio. Quello stesso Padiglione nel quale, tra il dicembre del 45 il luglio del 46 con l’avallo del Maestro Arturo Toscanini, vista la distruzione che aveva colpito La Scala, si apriva il più grande teatro lirico del mondo al chiuso, capace di quasi 6000 posti, che avrebbe ospitato una cinquantina di date dell’anno operistico scaligero.

Poche settimane dopo, nel settembre del 1946, a poco più di dodici mesi dai bombardamenti che l’avevano quasi interamente distrutta, la Fiera di Milano riapriva le sue porte a tempo di record. Nell’aprile 1969 un ordigno esplodeva nel padiglione fieristico della Fiat. L’anno dopo un’interminabile coda di automobili si dirigeva verso l’esposizione sconfiggendo la paura e la rassegnazione. Pochi esempi, questi, che certificano una delle tante facce di quella realtà che ci vede protagonisti da 101 anni; la storia della Fiera, come quella dell’Italia intera, è una storia di ricostruzione e di rinascita. Quasi come quella che avviene nei nostri padiglioni dove, mostra dopo mostra, le forme cambiano, si modificano, si rinnovano. Per poi, nel giro di poche ore, lasciare posto a nuove forme totalmente differenti e sempre più rivolte all’innovazione.

Una rinascita sempre più incisiva e impetuosa, che ogni volta ha saputo ripartire con sempre maggior slancio.

E siamo convinti che, sempre fianco a fianco con il territorio che da oltre un secolo ci ospita, sarà così anche questa volta.

Enrico Pazzali,
Presidente Fondazione Fiera Milano