L’esercizio chiuso al 31 dicembre 2020 e l’approvazione del relativo Bilancio, segna il secondo anno di mandato degli Amministratori in carica per il triennio 2019-2020-2021. 
Gli Organi Statutari di Fondazione Fiera Milano (Consiglio Generale e Comitato Esecutivo) hanno approvato nell’ultimo trimestre 2020 il Piano Industriale 2020-2022, che delinea il percorso di sviluppo strategico della Fondazione. La sua implementazione si è manifestata in un contesto di scenario 2020 che ha mutato radicalmente le prospettive dell’economia mondiale per via della pandemia globale da Covid-19, uno di quegli eventi rari e non previsti che esercitano un impatto drammatico di tipo sistemico nelle economie internazionali e nei singoli Paesi. 

Come gran parte del mondo, anche il sistema fieristico milanese si è dovuto fermare per oltre 16 mesi, a causa di questa emergenza senza precedenti che ha attraversato il mondo intero. 
Lo shock esogeno del contagio globale da Covid -19, ha sovvertito il nostro presente in questi lunghi mesi ma tutta la realtà del Gruppo Fiera Milano non si è lasciata sopraffare. 

Riflettendo sui nostri spazi ma anche sulle capacità organizzative e logistiche del Gruppo, è nata prima l’idea di ospitare un ospedale in Fiera gestito dall’Ospedale Policlinico di Milano, sviluppato grazie alla generosità di oltre 6mila donatori e poi di mettere a punto, con l’aiuto del Politecnico di Milano e di EY, il modello organizzativo per le vaccinazioni di massa adottato in Lombardia, che ha consentito alla nostra Regione di raggiungere elevati livelli di immunizzazione. 
Grazie al forte livello patrimoniale della Fondazione Fiera Milano, abbiamo cercato di preparare il futuro e riprogettarlo, sapendo che ci muoveremo in uno scenario che imporrà maggiore competitività ed innovazione, poiché il virus finirà per modificare gli equilibri geoeconomici globali con impatto sulla ridefinizione delle “filiere di offerta”. 

La crisi generata dalla pandemia ha fatto riemergere con durezza la necessità e l’urgenza di azioni coraggiose e di sistema per garantire la reattività e la resilienza del sistema industriale italiano nel nuovo scenario competitivo. 
Serve ora uno sforzo di coraggio e di accelerazione (perché ogni esitazione potrebbe avere conseguenze irreversibili) e serve un radicale “cambio di mentalità”, perché questa crisi non è ciclica ma bensì strutturale. 

La trasformazione e il cambiamento sono una scelta necessaria per far fronte ai nuovi paradigmi del nostro business, abilitati da nuove infrastrutture digitali e fisiche. 
In questo contesto, il sistema fieristico rappresenta un asset centrale per la competitività dell’industria italiana, per la crescita del tessuto produttivo del Paese, per l’internazionalizzazione delle sue imprese e l’attrattività del Sistema Paese. Rappresenta anche un osservatorio prezioso per l’industria nazionale ed il suo rapporto con i territori. 

Le fiere promuovono la manifattura, permettono l’apertura dei mercati esteri alle imprese, sono opportunità di presentazione delle innovazioni e di acquisizione di competenze. Sono leve di sviluppo territoriale, servizi di terziario avanzato che consentono di sviluppare e sostenere le filiere della comunicazione e dell’accoglienza. Il tutto a beneficio soprattutto delle PMI. 
Il Gruppo Fiera è e si propone quale strumento di politica industriale, di promozione delle piccole e medie imprese, nonché leva di marketing territoriale. 

Come strumento di politica industriale, il fatturato delle aziende che partecipano alle manifestazioni di Fiera di Milano, nell’anno di “normalità”, è pari a 46,6 miliardi di euro. 
Come leva di marketing territoriale, l’impatto generato da investimenti e spese per l’organizzazione delle fiere e dai consumi di espositori e visitatori è pari a 8,1 miliardi di euro, sempre in un anno di normalità. 
Si stima che il contributo totale al PIL è pari invece a 53,7 miliardi di Euro, che equivale al 3% del Prodotto Interno Lordo italiano nel 2019. 

Questo "valore aggiunto" potrà continuare a generarsi a vantaggio di tutto il Paese tanto più quanto più saprà dialogare e fare sistema con le diverse filiere produttive per fornire alle imprese manifestazioni ed eventi fortemente attrattivi, sostenibili e in costante evoluzione. 

Con il decreto-legge del 22 aprile 2021 che prevede la ripresa delle attività fieristiche dal 15 giugno e per il 1° luglio quella di convegni e congressi, Fiera Milano riapre e riparte. 
È doveroso, pertanto, ringraziare il Governo Draghi e in particolare il Ministro degli Affari Esteri e il Ministro del Turismo che tanto si sono spesi per raggiungere questo importante risultato. 
I primi segnali di ripresa della mobilità internazionale, fondamentale per il sistema fiera, sono incoraggianti, complice il successo delle campagne vaccinali, nel nostro come in altri Paesi. Il varo del Green pass europeo e l'andamento delle vaccinazioni inducono a un ragionevole ottimismo sulla piena libertà di movimento tra i Paesi europei e dagli Stati Uniti, che sono fra i Paesi maggiormente rappresentati da espositori e visitatori. 
A questi fattori di prudente ma fondato ottimismo, si aggiunge la ripresa economica, potenziata dagli sviluppi del Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza, che darà sostanza ulteriore a questo cauto ma fondato ottimismo. 

Vorrei aggiungerne uno, di ottimismo, che si chiama Milano. 
Carlo Emilio Gadda, ingegnere e grandissimo scrittore, scriveva più o meno quando la Fiera muoveva i suoi primi passi: a Milano tutto si fa “con sicura esattezza”, ossia con una qualità del lavoro ed una precisione che non sono soltanto una garanzia di “conforto nel vivere”, come si diceva allora, ma anche “di incitamento ad avere fiducia nel futuro e, soprattutto, nell’oggi”. 
Un “oggi” di cui possiamo dire con certezza che la Fiera è stata, nel corso di un intero secolo, il testimone privilegiato e la vetrina più prestigiosa, nonché uno dei motori propulsivi. 
La situazione che abbiamo vissuto con il Covid può essere paragonata una corsa di F.1 interrotta da un incidente, un gravissimo incidente. 

La nostra auto era tra quelle in testa alla gara, ma quando la safety car è entrata in pista, improvvisamente ha rallentato tutte le altre. Le distanze si sono ridotte e la pausa ai box è diventata fondamentale. È qui che si gioca la ripartenza: servono strategia, pianificazione, manutenzione e gomme nuove. 

La “pausa ai box” è un ossimoro straordinario per descrivere quanto di più intenso e frenetico ci possa essere, e rende l’idea di ciò che siamo tutti chiamati a fare, ciascuno per quanto gli compete, affinché Milano e la Lombardia tornino ad affermarsi come motore trainante del Paese. 
Questa è una nostra responsabilità sociale ed etica affinchè la corsa, ora, possa riprendere e si “torni” Fiera a tutti gli effetti a Milano, in Lombardia e nel Mondo. 

Enrico Pazzali
Presidente 

 

 

 

 

 

 

46,59

 

Risultato netto

722,73

 

Patrimonio netto